Rifugi cardioprotetti, per rendere la montagna un luogo sicuro

Consegnati 12 defibrillatori ad altrettanti rifugi trentini nell’ambito del progetto Rifugi cardioprotetti: 10 acquistati con la vendita del libro di Massimo Dorigoni “Montagne senza vetta” e 2 donati dal Rotary Club Trento

Prosegue con successo la campagna “Rifugio cardioprotetto”, che già nel 2018 era stata protagonista di un incontro inserito nel programma del Trento Film Festival. Anche quest’anno, grazie alla vendita del libro di Massimo Dorigoni “Montagne senza vetta” e al sostegno del Rotary Club Trento, sono stati acquistati dodici defibrillatori, consegnati questa mattina al MUSE ad altrettanti rifugi trentini, che saranno riconoscibili da una targa caratterizzata dal logo disegnato da Fabio Vettori. Iva Berasi, direttrice di tsm- Accademia della Montagna del Trentino, ha  presentato la campagna, che quest’anno è caratterizzata da un’immagine dell’artista trentino Marco Boato.

Il libro, patrocinato dal Tavolo della Montagna (tsm- Accademia della Montagna del Trentino, composto dal Soccorso Alpino del Trentino, dalle Guide Alpine del Trentino, dal Collegio Maestri di Sci e dall’Associazione Rifugi del Trentino e dalla SAT), contiene i racconti di alcuni tra i più forti alpinisti trentini e italiani. Un’opera nata con un obiettivo sociale: raccogliere i fondi per dotare i rifugi del Trentino di un defibrillatore automatico, da usare in casi di emergenza.

Progetto Rifugi cardioprotetti
Progetto Rifugi cardioprotetti

“Mettere un defibrillatore in un rifugio significa mandare un messaggio, collocare una sorta di ripetitore di informazioni che riguardano la cultura del limite. Ma un defibrillatore è solo un hardware: perché funzioni serve un software, che – con una metafora tipicamente alpinistica – è come una cordata, che ha bisogno dell’impegno condiviso e responsabile di molte persone”, ha detto Alberto Cucino, medico rianimatore, tra i relatori dell’incontro di questa mattina.

L’incontro ha rappresentato l’occasione per rendere noti i risultati di una ricerca condotta da Laura Poletti, giovane laureata in scienze infermieristiche e appassionata di montagna: sottoponendo questionari a ben 140 rifugisti e oltre mille escursionisti, ha indagato il rapporto tra ambiente montano e salute, rilevando bisogni e aspettative tanto di chi la montagna la frequenta per passione, quanto di chi in montagna lavora e opera. “Il 77% degli escursionisti intervistati si aspetta di trovare un defibrillatore in rifugio, riconoscendolo come un presidio sanitario necessario”, ha raccontato al pubblico presente in sala.

All’incontro erano presenti anche la presidente di tsm, Sabina Zullo, e l’Assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia Stefania Segnana, che ha ricordato come la montagna sia un luogo da vivere con responsabilità, anche per non mettere a repentaglio l’incolumità di chi si prodiga nel garantire sicurezza e soccorso.

I rifugi che hanno ricevuto il defibrillatore sono: Rifugio Ai Caduti dell’Adamello, Rifugio Alimonta, Rifugio Antermoia, Rifugio Boè, Rifugio Cima d’Asta Ottone Brentari, Rifugio Carè Alto, Rifugio Contrin, Rifugio Marchetti allo Stivo, Rifugio Passo Principe, Rifugio Potzmauer, Rifugio Treviso, Rifugio Val d’Amola Segantini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Il sito utilizza cookie di terze parti per migliorare i servizi e analizzare il traffico. Continuando la navigazione ne accetti l'utilizzo. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi