Salamandra di Aurora: una rarità tutta italiana a rischio

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Salamandra di Aurora (foto Karol Tabarelli de Fatis)
Salamandra di Aurora (foto Karol Tabarelli de Fatis)

La Salamandra di Aurora (Salamandra atra aurorae Trevisan, 1982), scoperta nella foresta di “Bosco del Dosso” nel 1978 (Veneto) è una sottospecie della Salamandra atra e in tutto il mondo vive solo in una ristretta area alpina. Questo anfibio viviparo (Famiglia Salamandridae) è un endemismo cioè una specie che, a causa di determinate condizioni ambientali e geografiche, risulta esclusiva di un territorio.

Presente solo in una dozzina di siti, ad oggi noti, sull’Altopiano dei Sette Comuni compresi tra il Veneto (dov’è concentrata la maggior parte dell’areale di presenza) e l’Altopiano della Vezzena (Trentino); quest’ultimo anche se rappresenta un’area marginale di distribuzione risulta comunque importante per la conservazione di questa sottospecie.

La distribuzione sembra essere legata a fattori climatici e di umidità, tanto che la Salamandra di Aurora abita ambienti forestali, dove sono presenti terreni maturi con numerose cavità sotterranee e potenziali rifugi superficiali, come rocce e tronchi marcescenti. Questi boschi maturi molto umidi e freschi sono formati soprattutto da abete bianco (Abies alba), faggio (Fagus sylvatica) e in misura minore anche dall’abete rosso (Picea abies).

La Salamandra di Aurora è considerata Vulnerabile nella Lista Rossa italiana e dalla IUCN ed è compresa negli allegati II e IV della Direttiva Habitat (92/43/CEE); inoltre tutte le specie di Anfibi e Rettili sono tutelate dalla Convenzione di Berna del 1979, ratificata dall’Italia nel 1981 con la L.503, e dalle Legge provinciale n. 11 del 23 maggio 2007 (Legge Provinciale sulle Foreste e sulla Protezione della Natura); in Veneto è tutelata dal DGR n. 53 del 15 novembre 1974 “Norme per la tutela di alcune specie della fauna inferiore e della flora“.

Una Salamandra di Aurora in attività presso un rifugio temporaneo, in questo caso materiale legnoso a terra (foto Silvia Ceriali)
Una Salamandra di Aurora in attività presso un rifugio temporaneo, in questo caso materiale legnoso a terra (foto Silvia Ceriali)

Nonostante la specie dal punto di vista normativo sia fortemente tutelata, la perdita, degradazione e frammentazione dell’habitat rappresentano minacce concrete. Questo in parte è dovuto all’utilizzo di tecniche selvicolturali moderne per le operazioni di taglio ed esbosco (soprattutto se effettuate con terreno non ghiacciato, ovvero quando gli animali sono ancora in attività); alla creazione di nuove strade e piste forestali; alla riapertura di vecchi tracciati naturalizzati e allo sviluppo di infrastrutture turistiche.

Sappiamo ancora poco di questo affascinante animale, ma le attuali conoscenze bio-ecologiche permettono già di definire un’appropriata strategia di conservazione. Uno dei modi migliori per proteggere una specie è di conservarne l’habitat, per cui nelle aree in cui è presente la Salamandra di Aurora limitare fortemente gli esboschi, evitare la compattazione e modificazione della struttura del terreno e promuovere una gestione forestale orientata verso la naturale evoluzione in abetine e faggete, sono tutte misure che possono tradursi in efficaci azioni di conservazione.

Il monitoraggio

Il monitoraggio di Anfibi, nonché dei Rettili, come primo passo prevede in genere che sia definito lo stato attuale delle conoscenze per quanto riguarda tali specie in un’area; quindi partendo dalla raccolta e standardizzazione di dati pregressi, verranno in seguito definite la distribuzione (attuale e passata) delle specie, i trend delle popolazioni e i legami tra queste e i diversi contesti ecologici. Tali attività hanno fra le loro finalità quella di valutare l’efficacia delle azioni di conservazione e individuare possibili trend negativi in modo da agire, di conseguenza, in tempo utile.

Attualmente gli erpetologi (ricercatori che studiano Anfibi e Rettili) della Sezione di Zoologia dei Vertebrati del MUSE-Museo delle Scienze di Trento, stanno raccogliendo importanti dati per il nuovo Atlante degli Anfibi e Rettili della provincia di Trento. Anche una semplice osservazione effettuata casualmente durante un’escursione risulta essere un dato prezioso. Chi volesse partecipare mettendo a disposizione i suoi dati può farlo seguendo le indicazioni al link di cui sotto: http://biodoor.muse.it:8080/wordpress/index.php/cosa-facciamo/atlanti/

(Foto WWF Italia)
Il ripetuto passaggio di mezzi pesanti in condizioni non idonee (suolo bagnato e con scarsa portanza) crea solchi che alterano le caratteristiche fisiche e biologiche del terreno (foto WWF Trentino)

La petizione

A seguito della tempesta “Vaia”, che nell’ottobre 2018 ha colpito anche il Nord-Est Italia, oggi sull’Altopiano dei Sette Comuni vengono eseguite operazioni di esbosco degli alberi schiantati, anche nel periodo di attività della Salamandra di Aurora. 

Una pratica – hanno evidenziato numerose associazioni ambientaliste – eseguita spesso con metodi invasivi e dannosi per la specie e l’habitat in cui vive.

“Tali interventi di esbosco, causa anche deroghe ora non più necessarie, sono stati effettuati – hanno spiegato le associazioni ambientaliste – senza seguire i modi e i tempi indicati dalle misure cautelative riguardanti la conservazione della Salamandra di Aurora compromettendone di fatto la sopravvivenza.

Essendo una delle salamandre più rare del mondo e avendo un’enorme responsabilità conservazionistica nei suoi confronti, WWF, S.O.S. Anfibi, GUFI, LIPU, As.Fa.Ve., CIRF e SHI hanno recentemente lanciato una petizione per chiedere alle Comunità dell’Altopiano dei Sette Comuni di fermare i lavori di esbosco eseguiti anche nel periodo di attività della specie, per cercare di intraprendere un nuovo percorso in equilibrio tra la conservazione della Salamandra di Aurora e la gestione del patrimonio forestale.

Si ringraziano Karol Tabarelli de Fatis, Stefania Dal Pra e Aaron Iemma.