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Santuario di San Romedio: la passeggiata scavata nella roccia

Un tempo canale irriguo, il percorso nella roccia per il Santuario di San Romedio è uno degli itinerari più affascinanti del Trentino

Nell’anno dedicato al turismo lento abbiamo approfittato per fare una camminata di riflessione lungo la passeggiata nella roccia che conduce al Santuario di San Romedio famoso luogo di culto che accoglie Bruno,  l’orso arrivato fin qui dal Parco Nazionale d’Abruzzo. Siamo precisamente in Val di Non, nei pressi del Museo Retico di Sanzeno. È da qui, in questa splendida cornice naturale, che ci avviamo lungo una passerella con vista sui meleti per poi  inoltrarci nel bosco per scoprire finalmente il suggestivo percorso nella roccia.

Sentiero San Romedio (foto Franco Voglino)
Sentiero San Romedio (foto Franco Voglino)

Lungo il sentiero, reso sicuro da robusti parapetti in legno che ci separano dagli strapiombi, abbiamo l’opportunità e la fortuna di incontrare un’entusiasta Marina Patil, grande appassionata di trekking e attività outdoor, responsabile dell’ufficio stampa Apt Val di Non. È lei che con ci illustra il percorso e ciò che andremo a vedere.  L’atmosfera che si respira è quasi surreale, una panchina qua e là ci invita al riposo e lungo il cammino che segue ci fanno compagnia solo i rumori del bosco. 

Il Sentiero per San Romedio un tempo era un canale irriquo (foto Franco Voglino)
Il Sentiero per San Romedio un tempo era un canale irriquo (foto Franco Voglino)

Come nasce il sentiero scavato nella roccia?

«In tempi passati era un canale irriguo, successivamente vista la fattibilità, è stato trasformato in una passeggiata che porta al Santuario. Una bella idea che permette di dare spazio alla riflessione a chi lo desidera raggiungendo il Santuario a piedi in circa un’ora».

Quali accortezze nell’affrontare il percorso?

«Naturalmente si consiglia abbigliamento adeguato: scarpe da trekking o scarponcini sono l’ideale. Il percorso, pur essendo completamente messo in sicurezza, potrebbe dare fastidio a chi soffre di vertigini. Inoltre, poiché in determinati punti la roccia è piuttosto bassa, non è consigliato intraprendere il sentiero con i passeggini. 

L'ingresso del Santuario di San Romedio (foto Diego Marini)
L’ingresso del Santuario di San Romedio (foto Diego Marini)

L’orso, tra storia e solidarietà. Ci può spiegare brevemente?

«Una storia che possiamo definire a lieto fine. Bruno è un orso che vede i suoi natali sui monti Carpazi. Rapito illecitamente e portato in Italia è stato messo in un’angusta e fredda gabbia, sottoposto a maltrattamenti è diventato un fenomeno di baraccone.  Finalmente liberato è stato sistemato per alcuni anni nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Giunto all’eremo di San Romedio ha trovato una “casa” più grande con tanto bosco a disposizione e tanto amore».

Un locale interno del Santuario di San Romedio (foto Elena Marini Silvestri)
Un locale interno del Santuario di San Romedio (foto Elena Marini Silvestri)

Quale le reazioni dei pellegrini alla vista del plantigrado?

«Solitamente i pellegrini rimangono affascinati alla vista di Bruno, in particolare modo le famiglie con i bambini. Attenzione però, non sempre l’orso si lascia vedere. La sua natura lo porta a ritirarsi nella sua tana soprattutto nelle giornate di troppo affollamento e nelle ore più calde dei giorni estivi».

È in aumento il numero dei visitatori?

«Il culto per il Santuario di San Romedio e per il suo eremo è sempre stato vivo, sia tra gli abitanti della Val di Non, sia tra i tanti visitatori provenienti da ogni dove. In questi ultimi anni in particolare con la diffusione di nuove vie di pellegrinaggio come il Cammino Jacopeo d’Anaunia è certamente aumentato il flusso dei pellegrini che arrivano al Santuario a piedi. I recenti restauri e l’inaugurazione della nuova mostra dedicata agli ex voto al Santo hanno rinnovato l’attenzione della gente nei confronti dell’eremo. Non essendo un luogo con accesso a pagamento non abbiamo dati certi, ma sembra che l’afflusso di visitatori sia in costante aumento».

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