Sette cani contro gli ecocrimini

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Sette cani contro gli eco criminali (foto archivio Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio)
Sette cani contro gli eco criminali (foto archivio Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio)

La Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio festeggia un anno e mezzo di attività diplomando le prime sette unità cinofile. Si chiamano Titan, Puma, India, Lapa, Mora, Kenia e Africa i primi sette cani contro gli eco crimini

Si chiamano Titan, Puma, India, Lapa, Mora, Kenia e Africa e sono i primi sette cani diplomati alla Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio (Safa) che ha preparato queste particolari unità cinofile e i loro conduttori alla ricerca di reti, armi, munizioni, lacci, trappole, tagliole e veleno, tutti strumenti utilizzati abitualmente dai bracconieri. Nata nel 2018 per volontà di Legambiente in collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, grazie alla partnership con l’Ente Nazionale per la Cinofilia Italiana, Almo Nature e con il patrocinio di Federparchi, la Safa ha presentato il 10 maggio il bilancio del suo primo anno e mezzo di attività formativa festeggiandolo con la presentazione di queste prime e qualificate unità cinofile antibracconaggio dell’Arma dei Carabinieri.

I sette cani con i loro conduttori hanno seguito 208 ore di formazione altamente qualificata, tra lezioni frontali ed esercitazioni pratiche, affinando le tecniche di ricerca e segnalazione di differenti sostanze organiche e inorganiche e adesso queste unità cinofile sono pronte per essere operative su tutto il territorio nazionale, dando un utile supporto al presidio dei territori e alle azioni preventive e repressive dell’Arma in questo settore. Un impegno sempre più urgente visto che secondo i dati dell’ultimo rapporto Ecomafia in Italia ogni giorno vengono registrate 20 infrazioni contro gli animali selvatici, sono avviati 3,5 procedimenti e indagate 3,2 persone per reati contro la fauna. Una pressione criminale facilitata dal fatto che le sanzioni per questo tipo di reati sono solo contravvenzioni risolvibili con un’ammenda, che nei casi più eclatanti è compresa tra i 774 a 2.065 Euro.

Sette cani contro gli eco crimini . La consegna degli atetstati di merito (foto archivio Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio)
Sette cani contro gli eco crimini . La consegna degli atetstati di merito (foto archivio Scuola di Alta Formazione Antibracconaggio)

Per  Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, “l’aggressione alla fauna è un mercato, anche molto lucroso, che deve essere assolutamente fermato. […] L’obiettivo della Scuola, che vede operare insieme Legambiente e Arma dei Carabinieri, è proprio quello di promuovere e sviluppare, adeguandole alla realtà italiana, le tecniche adottate con successo all’estero per il contrasto del bracconaggio di specie animali selvatiche. L’ottimo risultato raggiunto con le prime sette unità cinofile fa bene sperare e già da domani, a partire dai sette black-spot del bracconaggio in Italia (Prealpi lombardo-venete, Delta del Po, Coste pontino-campane, Zone umide pugliesi, Stretto di Messina, Sicilia occidentale e Sardegna meridionale), si potrà operare con uno strumento in più per fermare i bracconieri”.

Per Angelo Agovino, il generale che guida il Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi (Cufaa) “Oggi abbiamo fatto un salto di qualità nella lotta contro gli eco criminali e adesso la nostra battaglia prosegue con nuovi strumenti perché il contrasto al bracconaggio è una delle attività più importanti per la difesa della biodiversità”. “La Safa – ha spiegato Agovino il 10 maggio – rappresenta la capacità di fare progetti e quindi la capacità di collaborare tra istituzioni e altri enti e inoltre è il frutto di una grande evoluzione culturale: l’animale che era definito cosa di nessuno oggi è un bene riconosciuto dalla collettività e di sua proprietà che quindi avverte il bisogno di proteggerlo”. Anche per questo tra le oltre 4.000 stazioni territoriali dei Carabinieri e i circa 1.000 presidi del Cufaa ogni anno il 25% dei controlli sul territorio italiano riguardano proprio la tutela della fauna.

Questi 7 cani con i loro conduttori, tutti appuntati dell’Arma dei Carabinieri, sono un binomio affiatato che nei prossimi anni darà sicuramente un contributo importante nella tutela della fauna selvatica anche dei parchi naturali alpini. Ma quando cani e appuntati non saranno impegnati a proteggere specie protette tra le Alpi e le isole del Belpaese, sarà sempre possibile trovarli nelle scuole, negli asili e nei reparti di pediatria degli ospedali dove da tempo alcuni di loro sono impegnati in attività di educazione ambientale.