Soccorso Alpino: aumentano a livello nazionale gli incidenti in montagna

Soccorso alpino: incidente mortale nei pressi di Forcella Pordoi
Soccorso alpino: incidente mortale nei pressi di Forcella Pordoi

Il 2018 si è chiuso con 9.554 missioni del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. Non sono mai state così tante!

Lo scorso anno l’impegno dei tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) ha raggiunto il picco storico di 9.554 interventi di soccorso, aumentando di 495 il numero di missioni che nel 2017 aveva superato per la prima volta quota 9.000 fermandosi a 9.059. Non sono mai state così tante da quando il 12 dicembre del 1954 il Club alpino italiano ha istituito il primo Corpo di Soccorso Alpino e ha iniziato ad occuparsi con continuità della nostra incolumità in montagna. “Per portare a termine queste operazioni di recupero – ha fatto sapere il Soccorso Alpino lo scorso 30 marzo – sono stati impiegati 40.270 tecnici di soccorso, 28 unità cinofile da valanga, 146 unità cinofile da ricerca in superficie, 13 unità cinofile da ricerca molecolare per un totale di 244.467 ore/uomo quantificate in 32.074 giornate lavorative”. Un impegno che come sempre si è concentrato in estate con le operazioni di soccorso che hanno toccato in luglio il 14% del totale, in agosto il 16,2%, in settembre l’11,3%, continuando anche nei mesi tra dicembre e marzo durante la stagione invernale dello sci.

Grazie alle convenzioni con il sistema sanitario delle Regioni italiane l’elicottero sanitario è stato il protagonista indiscusso delle missioni in montagna che, con a bordo gli uomini del Soccorso alpino, è stato indispensabile in ben 2.362 interventi di soccorso (pari al 59,2% del numero complessivo), che hanno riguardato principalmente escursionisti in difficoltà nel 40,4% degli interventi, oltre ad una fitta serie di altri interventi che rispecchiano quanto sia ormai variegato e molto numeroso il mondo dei frequentatori della montagna e del mondo ipogeo. La gravità degli incidenti ha poi registrato 458 vittime principalmente in montagna, dove l’ambiente naturale, che ha catalizzato il 73% degli interventi, lascia meno margini ad errori ed imprudenze. Nel 45,2% delle richieste di soccorso pervenute al Cnsas l’intervento ha però tratto in salvo feriti leggeri, nel 13,2% feriti gravi e solo nel 2,6% feriti in imminente pericolo di vita, mentre le persone illese hanno raggiunto la soglia del 33,5% ed i dispersi e non ritrovati sono stati “solo” 61, una percentuale per quanto importante al di sotto dello 0,7%. 

Soccorso Alpino aumentano gli incidenti in montagna. Nella foto una valanga (foto archivio Soccorso alpino)
Soccorso Alpino aumentano gli incidenti in montagna. Nella foto una valanga (foto archivio Soccorso alpino)

Per il Presidente Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico Maurizio Dellantonio questi numeri, in costante crescita, “sono sicuramente frutto di una maggiore frequentazione delle nostre aree verdi, in linea con l’aumento generale dei trend turistici”. Esiste però anche una maggiore propensione al rischio da parte di molti utenti della montagna che praticano attività più specializzate ed “estreme” spesso senza la dovuta preparazione. Si tratta per lo più del freeride, lo sci fuoripista, il downhill in bicicletta, e il volo con le tute alari, uno sport che solo qualche anno fa era pressoché sconosciuto e oggi è la causa di molti incidenti mortali. Il Soccorso Alpino e Speleologico su questo punto ha una posizione chiara: “Non demonizziamo questi sport che anzi possono essere una risorsa importante e nuova per i nostri territori montani. Ma chiediamo agli appassionati di migliorare la loro preparazione in termini di sicurezza, se necessario rivolgendosi alle Guide alpine o agli ottimi corsi del Club Alpino Italiano (Cai), che diffondono la cultura della sicurezza di pari passo con le nozioni tecniche”.

Una raccomandazione utile anche per chi ha ambizioni sportive meno “estreme”, ma non dovrebbe mai sottovalutare i pericoli della montagna valutandone sempre attentamente le condizioni prima di mettersi in pericolo. Come ha ricordato in una nota negli scorsi giorni anche il  Soccorso Alpino TrentinoLe belle giornate e la voglia di neve di queste ultime settimane possono portare i frequentatori della montagna a sottovalutare le condizioni ambientali e cadere in tranelli”.  Le ultime perturbazioni, infatti, “sono state caratterizzate da abbondanti nevicate che hanno portato anche 70 cm di neve a quota 3.000 metri ed è importante tenere in considerazione le condizioni e le variazioni climatiche intercorse nei precedenti periodi”. Per il Soccorso Alpino Trentino  è fondamentale che la valutazione delle condizioni in loco sia continua e attenta, ma a volte non basta. “Per muoversi in sicurezza in montagna è importante conoscere i propri limiti e i pericoli che si possono incontrare, sia soggettivi sia oggettivi, che spesso vengono sottovalutati perché non conosciuti, per superficialità e per la voglia di proseguire e raggiungere la meta”. Ecco perché tra le tante e utili raccomandazioni che trovare sul sito del Soccorso Alpino Trentino una forse vale più di tutte: “Saper rinunciare, per godersi al meglio l’escursione la prossima volta”.