Il Bletterbach Dolomiti UNESCO (foto Andreas Tamanini, archivio Fondazione Dolomiti UNESCO)

Eccezionale scoperta sulle piante di 252 milioni di anni fa

La grande estinzione di massa del Permiano e Triassico fece scomparire gli animali, soprattutto marini, ma non le piante. A rivelarlo una ricerca condotta nelle Dolomiti

Una recente ricerca paleontologica sull’estinzione di massa avvenuta 252 milioni di anni fa, condotta nelle Dolomiti e in altre montagne del mondo da Evelyn Kustatscher e Hendrik Nowak, del Museo di Scienze Naturali di Bolzano e da Elke Schneebeli-Hermann, dell’Università di Zurigo, ha dimostrato che il termine “di massa” vale solo per gli animali, perché le piante all’epoca non subirono grandi conseguenze, ribaltando fino a quanto ad oggi ipotizzato.

La Fondazione Dolomiti UNESCO nella sua ultima newsletter ha messo in risalto questa straordinaria notizia, pubblicata recentemente anche dalla prestigiosa rivista “Nature Communications“, che modifica il paradigma con cui vengono interpretati fenomeni epocali come l’estinzione di massa, mettendo in luce che si è arrivati a questo risultato partendo dalle tracce lasciate nel tempo dalle piante proprio nelle gole e lungo i crinali delle Dolomiti.

I tre ricercatori hanno iniziato, infatti, lo studio raccogliendo dati in diverse località dolomitiche: da Cortina all’Osttirol, dalle Valli Ladine alla Carinzia, dalle Dolomiti Friulane al Passo San Pellegrino e al Bletterbach. Dalle Dolomiti si sono poi trasferiti in altre parti del mondo dall’Antartide alla Russia, alla Cina, raccogliendo in totale 34.000 record di spore e pollini e oltre 8.000 record di piante terrestri fossili del Permiano-Triassico.

I risultati della ricerca

Dall’analisi di questi dati, unita allo studio della letteratura esistente e delle varie collezioni, Evelyn Kustatscher, Hendrik Nowak ed Elke Schneebeli-Hermann sono giunti alla conclusione che “laddove ci si sarebbe potuti aspettare una netta discontinuità nel numero di generi o famiglie sopravvissuti, si notava invece una contrazione di meno del venti per cento, a fronte del cinquanta ipotizzato dai precedenti studi”, dimostrando così che l’estinzione di massa avvenuta 252 milioni di anni fa ha coinvolto il mondo degli animali, in particolare quelli marini, che le piante.

Naturalmente lo studio ha rilevato delle profonde differenze tra le varie aree geografiche analizzate, con l’area dolomitica dove si è registrata un’incidenza maggiore dell’estinzione e la Cina o Sudafrica dove, invece, si sono avute condizioni più favorevoli alla sopravvivenza.

“Uno degli sviluppi futuri dello studio, nato da un progetto di ricerca dell’Euregio che ha coinvolto il Muse di Trento, il Museo di Bolzano e l’Università di Innsbruck, sarà proprio quello di capire più a fondo i risultati osservati tra le Dolomiti che continuano dunque a rappresentare – ha evidenziato la Fondazione Dolomiti UNESCO – per gli studiosi un laboratorio scientifico a cielo aperto.

«Anche se le Dolomiti sono state studiate da oltre 200 anni da scienziati di tutto il mondo”, sottilinea la ricercatrice Evelyn Kustatscher, “è sorprendente notare quanti segreti nascondano. È impressionante quante scoperte si possano ancora realizzare studiando i loro fossili e quanto siano importanti per capire non solo l’origine delle Dolomiti ma l’evoluzione della storia della terra».

Nell’immagine in alto il Bletterbach Dolomiti UNESCO (foto Andreas Tamanini, archivio Fondazione Dolomiti UNESCO)

 

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