Specie aliene: rischi per la biodiversità. E non solo

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Koreicus Torace (Foto archivio Ufficio stampa PAT)
Koreicus Torace (Foto archivio Ufficio stampa PAT)

Ambienti alpini a rischio per l’aumento delle specie aliene. In Trentino app sperimentale per segnalarle

Le specie aliene sono un fenomeno esploso negli ultimi decenni. Strettamente legato alla globalizzazione delle economie con il conseguente aumento dei trasporti, del commercio e del turismo, stanno interessando anche gli ambienti alpini grazie al cambiamento climatico. 

“Alieni senza confini” è il titolo di un incontro che si è svolto lo scorso mese a Trento, nell’ambito del 14° Festival dell’Economia. Organizzato dalla Fondazione Edmund Mach (Fem), l’incontro ha voluto proporre al mondo dell’economia una riflessione sulle ricadute ambientali, sociali ed economiche che hanno le specie invasive che negli ultimi anni sono state capaci di colonizzare anche gli ambienti alpini grazie al cambiamento climatico. Queste “specie aliene” sono trasportate dall’uomo intenzionalmente o accidentalmente al di fuori dei loro areali naturali e per gli esperti della Fondazione, “si muovono alterando le componenti ecologiche dei sistemi agro-ambientali, causando problemi sia nei settori produttivi, come l’agricoltura e il turismo in particolare, sia in un’ottica paesaggistica”. I dati scientifici raccolti fino ad oggi dimostrano che queste “invasioni biologiche” rappresentano una delle principali cause di estinzione di specie animali, senza contare che a livello mondiale, nel solo comparto agricolo, le specie aliene causano un danno economico che supera il mezzo miliardo di dollari.

Un concetto espresso chiaramente dal presidente della Fondazione Mach Andrea Segrè, che ha aperto l’incontro ricordando come “L’introduzione di specie aliene è oggi legato alla globalizzazione ed ha un forte impatto sulla perdita di biodiversità, vegetale e animale, ma anche economico, ambientale e sanitario”. Oltre a cercare di curare il nostro ambiente, la Fondazione in questo campo cerca di fare prevenzione. Annapaola Rizzoli, dirigente del Centro Ricerca e Innovazione della Fem, ha spiegato che la Fondazione è “membro del consorzio scientifico internazionale ZikAlliance, ed è in prima linea nello studio principalmente delle zanzare con l’unità di ricerca appena costituita con la Fondazione Bruno Kessler denominata  Epilab, un’unità che studia le malattie trasmissibili e che avrà il compito di quantificare, sia il rischio sanitario associato alla presenza di zanzare vettrici di patogeni, sia l’eventuale diffusione degli stessi mediante modelli matematici e statistici”. Nello specifico, le zanzare studiate su tutto il territorio provinciale dove vengono svolti appositi monitoraggi, sono la zanzara comune (Culex pipiens), le zanzare invasive come la tigre e la coreana (Aedes albopictus e Aedes koreicus) e le zanzare potenziali vettrici della malaria (Anopheles spp). 

Il lavoro di Epilab con i suoi modelli previsionali e le sue mappe di rischio saranno utili agli enti e alle autorità provinciali nell’elaborazione di linee guida e strategie di controllo o prevenzione di eventuali malattie come la Chikungunya, la Dengue e la Zika, tutte portate da queste specie invasive, che sfruttando l’innalzamento delle temperature degli ultimi anni hanno fatto la loro comparsa a quote sempre più elevate. Nel corso delle ultime tre decadi, infatti, si è registrato sul territorio provinciale un aumento dell’incidenza di malattie che usano le specie aliene come vettori. Che fare? Per la Rizzoli “Prevenire e mitigare gli impatti delle specie aliene più dannose è indispensabile per proteggere la biodiversità del pianeta e per assicurare uno sviluppo sostenibile delle nostre società. Per questo è urgente adottare stringenti politiche di biosicurezza e promuovere comportamenti più responsabili da parte di tutti i diversi settori della società”. Anche da noi! Come? Con Bugmap, un’app che si sta sperimentando in Trentino e che permette a chiunque avvisti una specie invasiva in giardini, orti, campi agricoli o montagne di comunicarne rapidamente la presenza e la localizzazione “dell’alieno” agli esperti della Fem. Anche dai nostri smartphone oggi può passare la tutela della biodiversità.