Sul Monte Bondone per la 19° Giornata delle Aree protette

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Buone pratiche delle aree protette e sfide per il futuro in occasione della Giornata dedicata alla biodiversità e allo sviluppo sostenibile

Di biodiversità, paesaggio e gestione delle aree protette si è discusso a Candriai, ospiti della Rete di Riserve Bondone, per la 19° edizione della Giornata delle Aree protette, occasione annuale di aggiornamento e raccordo tra addetti ai lavori del sistema di tutela del Trentino. Da un lato per condividere buone pratiche messe in atto sui singoli territori di competenza e dall’altro per riflettere sulle opportunità di proteggere habitat e specie tipiche, la giornata ha tra i suoi scopi – ed esiti – il rafforzamento delle reti esistenti, al fine di coltivare esperienze positive che aggiungano valore a luoghi di importanza fondamentale per la sopravvivenza, dell’uomo e dell’ambiente che abita.

Intervenuto per moderare la mattinata e delineare l’alveo della discussione, il nuovo Dirigente del Servizio Sviluppo Sostenibile e Aree Protette della Provincia autonoma di Trento, Romano Stanchina, ha sottolineato fin da subito come non sia possibile un pensiero sulla conservazione della natura senza l’uomo. Ignorare il sottile equilibrio tra persone e ambiente, la cui tutela è strettamente connessa a una gestione integrata e ragionata dei rapporti con le comunità locali, comprese le attività economiche e turistiche che le caratterizzano, non è possibile, ma nemmeno sensato.

Un momento dell'incontro delle Aree protette del Trentino al Malgone, sul Bondone (foto Anna Molinari).
Un momento dell’incontro delle Aree protette del Trentino al Malgone, sul Bondone (foto Anna Molinari).

Ha rafforzato questa prospettiva Lucio Sottovia, Direttore dell’Ufficio Biodiversità e Rete Natura 2000, che ha ricordato come perdere la biodiversità non si traduca nel perdere una cartolina nostalgica di un paesaggio incontaminato, ma si concretizzi in maniera molto più netta e grave nel perdere valori e cultura che sono il collante della nostra identità come abitanti di un territorio. Sviluppare cultura della biodiversità è quindi di fondamentale importanza, non all’insegna di un’esclusiva stabilità (che è per lo più un’esigenza dell’uomo), ma in virtù di una fruizione del territorio rispettosa e integrata. “Il vero capitale del bosco è il suolo, gli alberi ne sono solo gli interessi”, è intervenuto Sottovia, commentando la tempesta Vaia dello scorso ottobre.

Un’affermazione che possiamo anche leggere figuratamente come un invito a non fermarsi all’emerso, ma a valorizzare la ricchezza sotterranea che custodisce per molto più tempo scelte e conseguenze delle nostre azioni, comprese le attività agricole: e proprio sul rapporto tra fauna e biodiversità nei paesaggi agricoli del Trentino ha relazionato brevemente Giacomo Assandri, della Sezione zoologia dei vertebrati del MUSE – Museo delle Scienze di Trento. In Trentino l’agricoltura è prevalentemente costituita da colture permanenti nel fondovalle e da pascoli, una superficie tutto sommato ridotta, ma di grande importanza economica. La tutela di animali come l’ululone dal ventre giallo (legato ad ambienti molto umidi) o come il re di quaglie, verso i quali vigono obblighi europei di conservazione, è dunque anche occasione per conservare tutto l’habitat che li ospita, la cui conversione ad altri utilizzi o il cui sfalcio non controllato sono spesso all’origine della diminuzione del numero di individui e della colonizzazione da parte di altre specie, che seppur non determinino in assoluto una perdita di biodiversità, la modificano in maniera incisiva.

Ecco perché si è dimostrato ancora una volta fondamentale la condivisione di alcune tra le buone pratiche attivate nelle aree protette del Trentino a favore degli ambienti seminaturali e del paesaggio rurale, a cura dei tecnici dei Parchi e dei coordinatori delle Reti di Riserve, che quotidianamente vivono il territorio, a contatto con problematiche e sfide da affrontare a partire a volte anche da aree meno estese come ad esempio quelle delle torbiere (zone umide a rischio scomparsa per la loro naturale e progressiva tendenza all’interramento), che però rivestono importanza non trascurabile per la salvaguardia di una biodiversità che in Trentino, su oltre 250 habitat totali compresi nella Rete Natura 2000, ne conta 57 e che sul proprio territorio ha censito 3724 specie animali e vegetali, di cui 5 prioritarie ai sensi di Natura 2000. 

Una ricchezza, come si diceva, da proteggere e salvaguardare, preservando le fragili trame che ne sono la struttura.