Sulle Alpi nevicano microplastiche

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Sulle Alpi nevicano microplastiche (foto Helmuth Zeni)
Sulle Alpi nevicano microplastiche (foto Helmuth Zeni)

Nevicano ogni anno 25 chili di microplastiche sui monti della Valle d’Aosta e si stima che questo accada, con concentrazioni diverse a seconda delle altitudini, delle correnti, delle condizioni metereologiche e del tasso di urbanizzazione delle zone prossime ai rilievi, anche su tutto il resto dell’arco Alpino. (Alessandro Graziadei)

Come al mare, così in montagna. Le microplastiche ormai hanno raggiunto ogni luogo, anche i più remoti. Nel 2019 vi avevamo raccontato come una ricerca coordinata dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca avesse aggiunto per la prima volta alla lista dei “ritrovamenti” ad alta quota le microplastiche del Ghiacciaio dei Forni, all’interno del settore lombardo del Parco nazionale dello Stelvio.  Sempre lo scorso anno lo studio Atmospheric transport and deposition of microplastics in a remote mountain catchment”, pubblicato su Nature Goescience da un team di ricercatori  francesi e britannici, aveva rintracciato in una zona apparentemente “incontaminata” dei Pirenei, 365 depositi per metro quadro di microplastiche invisibili a occhio nudo. Adesso i risultati dei campioni di neve alpina delle nevicate dell’anno scorso analizzati dall’ARPA Valle d’Aosta in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano- Statale, sotto la direzione dei professori Marco Parolini e Roberto Ambrosini del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, sono stati raccolti in un Report che evidenzia come negli 8 litri di neve analizzati sono state trovate “40 particelle artificiali di cui ben il 45% erano microplastiche, il 43% fibre di cellulosa, il 2% lana, mentre per il 10% non è stato possibile arrivare ad un’identificazione univoca”.

La ricerca è stata possibile grazie a Roberto Cavallo, runner testimonial, promotore e ideatore dello studio, con la collaborazione della Cooperativa Erica, l’European Research Institute, la VdATralier società che organizza il Tor des Géants, la corsa in montagna più dura e famosa al mondo e l’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale (Aica), che ha condotto proprio nel corso dell’ultima edizione della manifestazione podistica nel settembre del 2019 la campagna di campionamenti. Analizzando al microscopio e in spettroscopia la forma, le dimensioni e la composizione polimerica dei residui individuati nella neve di 4 siti diversi tra i 2.500 e i 3.000 metri, tutti toccati dal Tor des Géants, è risultato che “il 39% delle microplastiche è rappresentato da fibre o fili, mentre il restante 61% sono frammenti di diversa forma. La dimensione delle microplastiche varia da 50 micron a poco meno di 2 millimetri, con un valore medio di circa 300 micron. Il polimero più rappresentato è risultato essere il polietilene per il 39%, seguito dal PET con il 17%, dal HDPE con il 17% e dal poliestere con l’11%”. Un contributo inferiore è dato dal LDPE (6%), dal polipropilene (5%) e dal poliuretano (5%), quest’ultimo individuato per la prima volta dai ricercatori dell’ateneo milanese.

Nella foto Roberto Cavallo (foto https-::www.envi.info:blog:2020:08:26:nevica-plastica:)
Nella foto Roberto Cavallo (foto https-::www.envi.info:blog:2020:08:26:nevica-plastica:)

Sulla base di questi risultati i ricercatori hanno stimato che ogni anno sulla sola Valle d’Aosta cadono assieme alla neve 80 milioni di particelle microplastiche, circa 25 chili di plastica. Per i ricercatori milanesi “un valore molto probabilmente sottostimato dal momento che le nevi, terminato l’inverno, con l’aumento delle temperature, fondono e riversano il loro contenuto nei ruscelli e nei torrenti che scendono a valle”. Insomma, nevicano microplastiche sulle vette del Tor des Géants, ma si stima che questo accada, con concentrazioni diverse a seconda delle altitudini, delle correnti, delle condizioni metereologiche e del tasso di urbanizzazione delle zone prossime ai rilievi, anche su tutto l’arco Alpino. Questi risultati dimostrano, purtroppo, come anche negli ecosistemi di alta montagna, considerati dall’immaginario collettivo come incontaminati, “siano presenti le microplastiche, che vi arrivano attraverso il trasporto atmosferico o si originano in loco dalla degradazione dei rifiuti plastici ivi abbandonati e/o dall’usura dei capi tecnici o della attrezzatura di montagna. È per questo estremamente importante non abbandonare alcun rifiuto plastico in questi ecosistemi al fine di prevenire la formazione di microplastiche” ha spiegato il professor Parolini.

Per Roberto Cavallo, partito il 4 settembre per la nuova edizione di Keep Clean And Run che da Cortina d’Ampezzo lo ha portato a Trieste, i risultati di questa ricerca sono una doppia emozione: “Di soddisfazione, da ricercatore, per avere dimostrato che ci sia ancora molta strada da fare, andando ad indagare ambienti e matrici ancora mai studiate, ma anche di enorme preoccupazione, da divulgatore, perché ogni studio evidenzia come il problema dei rifiuti dispersi nell’ambiente, sia molto più grande di come possiamo immaginarcelo. Per questo continuo a correre, testimoniando l’importanza di non buttare nulla a terra, ma al contrario se si vede qualcosa occorre chinare la schiena e raccoglierlo”.