Tamara Lunger ha aperto Mese Montagna 2019

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Tamara Lunger (foto Marco Miori)
Tamara Lunger (Foto Marco Miori)

Ci hanno pensato i racconti appassionati di Tamara Lunger, conditi da innumerevoli annotazioni, battute e sincere dosi di autocritica, che hanno contribuito a rendere avvincente e soprattutto spontanea tutta la sua narrazione, ad inaugurare ieri sera la 14ª edizione di “Mese Montagna”. Uno start molto atteso dagli appassionati trentini di alpinismo e avventura che infatti hanno gremito il Teatro Valle dei Laghi, ma anche dalla comunità e dagli amministratori locali che nell’occasione hanno potuto riaprire ufficialmente le porte dell’elegante struttura polifunzionale, rimasta chiusa per due anni a causa di improrogabili lavori di adeguamento alle normative sulla sicurezza.

L’alpinista altoatesina ha scelto di condividere con il pubblico di Vezzano cinque diverse avventure che l’hanno vista protagonista negli ultimi tre anni, ma più che una storia fatta di imprese ce ne ha raccontata una, umanissima, fatta di dubbi, incertezze, piccole e grandi delusioni, inattese soddisfazioni. Il filo rosso che le ha unite è costituito dalla sua maturazione personale, dal modo in cui, dal 2016 ad oggi, ha radicalmente cambiato il proprio modo di rapportarsi con il proprio corpo e quindi con l’avventura.

Tamara Lunger a Mese Montagna (Foto Marco Miori)
Tamara Lunger a Mese Montagna (Foto Marco Miori)

Non a caso la serata ha preso le mosse dalle immagini dedicate al tentativo di conquistare il Nanga Parbat insieme a Simone Moro, nel febbraio del 2016, conclusa con il successo del compagno, ma anche con la rinuncia a settanta metri dal traguardo da parte di Tamara. Una decisione tanto sofferta, quanto importante per salvaguardare la propria vita e quella del compagno di spedizione. Nel maggio del 2017 la ritroviamo impegnata, ancora con Moro, nel tentativo di “concatenare” le quattro cime del massiccio del Kangchenjunga che superano gli 8.000 metri senza ossigeno e portatori: in questo caso sono state le cattive condizioni del suo compagno di ascesa e delle condizioni meteo a far saltare gli ambiziosi piani di Tamara che nell’occasione ha maturato la decisione di prendere le distanze dal circo del Ottomila, sempre più terreno di caccia delle spedizioni commerciali e dei loro inappropriati protagonisti, privi della preparazione e della sensibilità necessarie per calarsi in quell’ambiente naturale.

Il desiderio di rompere con quel tipo di esperienza viene incanalato, pochi mesi dopo, in una spedizione assai diversa. Nuovo il compagno di avventura, il campione di parapendio Aaron Durogati, nuova la collocazione geografica, l’Himachal Pradesh in India, nuovo l’obiettivo: volare da quattro cime diverse per provare nuove emozioni. «Questa spedizione mi ha fatto capire che la libertà e la pace interiore non la trovo solo sugli 8.000 metri, – ha spiegato al pubblico di Vezzano – ma anche in altre aree lontane dalle civiltà». Per questo, nel febbraio del 2018, si tuffa in un’altra esperienza che si tiene lontana dai clamori dell’alpinismo spettacolo: di nuovo con Simone Moro si pone l’obiettivo di raggiungere la cima del Monte Pobeda, in Siberia, muovendosi con temperature che scendono fino a -70 gradi centigradi. L’obiettivo viene centrato, ma quello che rimane è soprattutto l’esperienza passata a contatto con le popolazioni del luogo e la loro incredibile capacità di adattamento ad un clima tanto ostile per l’uomo.

Infine, nell’aprile del 2018, prende parte al tentativo di ripetere l’impresa realizzata da quattro austriaci nel 1971, ovvero la traversata scialpinistica delle Alpi da Vienna a Nizza, 2.000 chilometri lineari con 10.000 di dislivello positivo. Un’avventura che per Tamara si è conclusa dopo  21 giorni a causa di un’infiammazione tibiale, in seguito alla quale, per la prima volta nella sua vita, all’età di 33 anni, ha deciso di fermarsi e di ricostruirsi una nuova armonia interiore: «Solo allora ho capito che il mio cervello, la mia insaziabile sete di emozioni e di conquiste, aveva reso schiavo il mio corpo, non sentivo più il dolore e quando lo avvertivo andavo avanti comunque. Da adesso in poi non sarà più così, – ha concluso – voglio rispettare il mio organismo, affrontando le nuove sfide in maniera diversa». Quale sarà la prossima? «Per ora la destinazione è top secret, la rivelerò a fine mese».

Il prossimo appuntamento proposto da “Mese Montagna” è in programma mercoledì 13 novembre. Sul palco del Teatro Valle dei Laghi salirà il regista Pietro Bagnara, che presenterà al pubblico due documentari dedicati a Rolando Larcher e Alfredo Webber, quindi alla storia dell’arrampicata trentina.