Yanez Borella e Giacomo Meneghello: “Tutto procede bene. Morale alto. Siamo in Cappadocia”

Yanez Borella e Giacomo Meneghello stanno già percorrendo la parte asiatica del percorso

Yanez Borella e Giacomo Meneghello, i due ciclisti-alpinisti partiti dal Trentino per la Cina con due speciali e.bike (con annessi due altrettanti carrelli con impianto fotovoltaico) per percorrere l’affascinante Via della seta di Marco Polo, sono già entrati nella quarta settimana di viaggio. Si trovano già in Asia Minore, in Cappadocia.

Li abbiamo sentiti per farci raccontare come sta andando il viaggio.

A che punto del viaggio siete arrivati e quanti Paesi avete già attraversato?

«Dopo avere attraversato nei giorni scorsi lo Stretto del Bosforo a Istanbul – ci hanno raccontato Yanez e Giacomo – siamo entrati nella parte asiatica del nostro percorso. Abbiamo già attraversato, per quanto riguarda gli Stati europei, Italia, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria e salito le relative cime, tra cui il Musale, la vetta più alta della Bulgaria. Oggi abbiamo salutato la Cappadocia e il console italiano Veli Toren, a cui abbiamo dato il nostro gagliardetto del Parco Naturale Adamello Brenta Geopark, che dopo un interessante chiacchierata al consolato ci ha ospitato nella sua guesthouse Kale Konak Cappadocia». 

Yanez Borella e Giacomo Meneghello in Cappadocia (foto Giacomo Meneghello)
Yanez Borella e Giacomo Meneghello in Cappadocia (foto Giacomo Meneghello)

Come sta procedendo il viaggio avventura?

«Per adesso tutto procede abbastanza bene a parte il meteo sempre poco clemente con noi e qualche problema da risolvere con il carretto e le bici. Cosa che fa parte del gioco e dello spirito di un viaggio. La gente ci ha sempre accolto con curiosità e stupore e questo è uno degli aspetti che più ci spinge ad andare avanti con entusiasmo, assieme al seguito sempre crescente e l’affetto dimostrato da chi ci segue e incita dall’Italia e non solo». 

Kale Konak Cappadocia (foto Giacomo Meneghello)
Kale Konak Cappadocia (foto Giacomo Meneghello)

Quante ore pedalate di media al giorno?

«Le nostre giornate sono sempre molto piene, pedaliamo quasi sempre otto ore al giorno che, sommate alle pause e al resto, ci lasciano poco tempo libero durante la giornata che scorre intensa sotto le nostre ruote. Ci sentiamo ormai davvero on the road: motociclisti e camionisti sono i primi a suonarci e salutarci probabilmente perché ci identificano come icona di quel senso di avventura che molti sognano, o almeno cosi ci piace sperar».

Quindi morale alto, così come la motivazione? 

«Assolutamente sì, anzi in questo senso ci piacerebbe condividere con gli altri un nostro desidero…».

Quale?

«Che le bandiere, gli ideali e i sogni che portiamo nel carretto e dentro di noi possano servire a dare a tutti lo spirito di mettersi in gioco, provando a seguirli, perché finché c’è una strada c’è sempre spazio per poterla percorrere. Basta crederci».  

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