Yanez: “Ho capito perché San Francesco nutriva così tanto amore per la natura”

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Yanez Borella durante il viaggio di corsa che lo porta a Roma
Yanez Borella durante il viaggio di corsa che lo porta a Roma

Natura selvaggia, incontro a tu per tu con un cinghiale, attrazione per i luoghi di meditazione di San Francesco\, simpatia dei Toscani, sono queste alcune delle esperienze indimenticabili che Yanez Borella ha annotato questa settimana sul suo diario di viaggio.

Yanez, partito dal Trentino, sta raggiungendo Roma di corsa, in completa autonomia, tirando un carretto (legato con una cinghia alla vita) contenente i beni di prima necessità, la tenda e il sacco a pelo. E tanto, tanto entusiasmo. Un entusiasmo, come si suol dire alle stelle, che abbiamo percepito subito questa mattina (domenica 21 giugno) quando gli abbiamo parlato al telefono per chiedergli un aggiornamento sul viaggio.

“Sì, hai ragione, mi sento particolarmente bene: il fisico si è ormai adattato alla fatica della corsa giornaliera e al peso del carretto, di circa 25 kg, ma soprattutto la mente si è liberata dalla tensione accumulata in questo ultimi mesi. Sono rilassato, sto meglio fisicamente e esprimo più entusiasmo. Naturalmente, per via del peso del carretto, mi accompagnano dei piccoli dolori muscolari, ma sono sopportabili”.

Le gomme lisce del carretto di Yanez Borella
Le gomme lisce del carretto di Yanez Borella

Dove sei arrivato e quanti km hai percorso ad oggi?

“Sto procedendo verso Città della Pieve, in provincia di Perugia, dove conto di arrivare questa sera. Ad oggi ho percorso oltre 700 km, quindi per arrivare a Roma mancano circa 250 km. Questa mattina sono partito da Castiglione al Lago un po’ in ritardo rispetto alla tabella di marcia, perché ho dovuto cambiare le gomme del carretto, ormai completamente consumate e non è stato semplice procurarle”.

Le gomme del carretto le hai consumate e le suole delle scarpe da corsa?

“Anche quelle: un paio di scarpette sono già andate e con il secondo paio siamo lì per lì e non ne ho altre di ricambio”.

Ne acquisterai delle nuove?

“Sì, oppure chiederò a un amico di spedirmene un paio di riserva”.

Quali sono le emozioni più forti che hai vissuto durante questa settimana?

Foto Yanez Borella
Foto Yanez Borella

“Per la verità diverse: innanzitutto sugli Appennini ho avuto un incontro molto ravvicinato e pericoloso con un cinghiale: me lo sono trovato davanti all’improvviso e ho capito subito che la situazione non era degli migliori perché l’animale non aveva molte possibilità di fuga e per paura mi avrebbe potuto attaccare. Allora mi sono comportato così come facevo in Cina quando mi trovavo davanti a dei cani randagi che in quel Paese sono davvero tanti”.

Ovvero?

“Mi sono liberato del carretto e con tutto il fiato che avevo in corpo ho urlato contro il cinghiale per fargli capire che ero più grosso e forte di lui, così per fortuna è tornato su i suoi passi, scappando”.

Yanez Borella al Santuario di La Verna
Yanez Borella al Santuario di La Verna

Eri in un luogo isolato?

“Mi trovavo sull’Appenino toscano, su montagne bellissime, selvagge, a circa 1200 metri di quota, in prossimità del Santuario francescano La Verna, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, in provincia di Arezzo: un luogo bellissimo, mistico, selvaggio. Io vivo in montagna, sulle Dolomiti, e sono quindi abituato a vedere luoghi meravigliosi, dove la natura esprime tutta la sua bellezza e potenza, ma anche sugli Appennini ho vissuto le stesse emozioni, correndo per due giorni senza incontrare nessuno, immerso nella natura selvaggia. La Verna, il monte dove San Francesco si ritirava spesso in meditazione e preghiera e dove avrebbe ricevuto le stimmate, mi ha colpito poi in modo particolare”.

Uno scorcio del Santuario di La Verna (foto Yanez Borella)
Uno scorcio del Santuario di La Verna (foto Yanez Borella)

Perche?

“Perché è un luogo mistico, dove ti riconcili con te stesso, capendo perché San Francesco nutriva così tanto amore per la natura e gli animali. Mi è piaciuta molto anche la cittadina di Chiusi della Verna che dista circa quattro km dal santuario. Le persone sono molto ospitali, ma devo dire che tutti i Toscani sono accoglienti e soprattutto simpatici. Una simpatia che porterò sempre con me”.