Zuppa di plastica: ecco l’Atlante mondiale

L’Atltante mondiale della zuppa di plastica è uscito l’8 giugno.Il dossier sulla zuppa di plastica, curato insieme a Legambiente, è stato lanciato proprio nella data della Giornata mondiale degli oceani, l’8 giugno. Il volume,pubblicato da Edizioni Ambiente, raccoglie dati e scenari. Nel libro si affronta anche un altro tipo di inquinamento invisibile, ma anche incalcolabile e irreversibile, quello delle microplastiche.  Si parla anche di possibili soluzioni. Ad esempio si raccontano le campagne informative per contrastare l’abbandono consapevole e favorire la corretta gestione dei rifiuti per alimentare le filiere produttive dell’economia circolare. Si parla anche di innovazione di prodotto, come nel caso delle bioplastiche che, oltre a rappresentare un’alternativa green alla plastica derivante dal petrolio, aiutano la filiera industriale del compostaggio delle materie organiche. Inoltre, anche la plastica spiaggiata può essere riciclata. “Lo ha dimostrato – scrive Lanuovaecologia -la campagna #AllungaLaVita, realizzata da Ippr (Istituto per la promozione delle plastiche da riciclo) e da Federazione Gomma Plastica in collaborazione con Legambiente che ha dato nuova vita ai rifiuti prelevati dalla spiaggia Coccia di Morto di Fiumicino (Roma) e il progetto sperimentale di fishing for litter Arcipelago Pulito – promosso insieme a Unicoop Firenze e Regione Toscana – che ha permesso di riciclare il 20% dei rifiuti portati a galla dai pescatori di Livorno.

Qui trovate la descrizione ufficiale del volume, pubblicato per Edizioni ambiente.

Nel lancio della casa editrice si legge “Da oltre settant’anni, le materie plastiche hanno un ruolo fondamentale nelle nostre vite. Purtroppo, quelle stesse qualità che le rendono così preziose per le nostre economie – le plastiche durano a lungo, sono estremamente versatili e costano pochissimo – si stanno rivelando disastrose per gli ecosistemi. La contaminazione da plastiche è ormai ubiqua, e oltre a fiumi, laghi e mari riguarda anche i suoli e persino l’aria: respiriamo, beviamo e mangiamo plastica, con impatti pesanti sulla salute e sul funzionamento degli ecosistemi.

Per fortuna, i segnali positivi non mancano, come dimostrano le norme approvate nel nostro paese sui sacchetti o quelle emanate dall’Unione Europea sulle plastiche monouso. È però ancora troppo poco, e il problema va affrontato passando da un’economia lineare basata sul monouso e lo spreco a una circolare incentrata sul riciclo, il riutilizzo e la valorizzazione delle risorse. Solo così potremo risolvere quella che, assieme ai cambiamenti climatici, è oggi considerata la principale emergenza ambientale globale.”

L’impatto del marine litter è testimoniato anche dai dati raccolti in questi anni da Legambiente. Solo nel 2018 i volontari dell’associazione hanno ripulito più di 600 spiagge italiane, rimuovendo un’incredibile mole di rifiuti: 200.000 rifiuti tra tappi e bottiglie, più di 100.000 cotton fioc e circa 62.000 tra piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica. L’ultima indagine Beach Litter di Legambiente ha permesso di registrare una media di 968 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia su 93 spiagge italiane tra aprile e maggio scorso: l’81% di questi è rappresentato dalla plastica. Rifiuti contati e catalogati anche per sfatare un mito: la maggior parte dei rifiuti che giacciono sulle nostre spiagge non sono infatti rifiuti abbandonati direttamente in loco dalle persone. L’inquinamento dei mari ha origine per almeno l’80% sulla terraferma, dall’abbandono consapevole ma anche e soprattutto dalla cattiva gestione dei rifiuti da parte dei comuni e delle società di igiene urbana e dalla cattiva depurazione dei reflui civili.

 

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